sabato 28 aprile 2018

L'assemblea dei soci di ACS approva il Bilancio Consuntivo e apre alla fusione con altri gestori

Ieri all'assemblea dei soci alto calore alcuni sindaci hanno candidamente dichiarato che non sono disposti a ricapitalizzare (cioè a dare soldi ad acs) ma sono favorevoli a dare quote ad una società più solide come Gesesa e lo dicono sostenendo di non essere preoccupati dell'aumento delle tariffe perché le tariffe le valuta l'autorità, quell'ARERA che ha reintrodotto la remunerazione del capitale investito che era stata abolita dal referendum del 2011. 
L'Arera sta, senza ombra di dubbio, dalla parte dei gestori e non dei cittadini che hanno votato per l'acqua pubblica! 
L'immagine può contenere: 2 personePerché, dunque, la consigliera pentastellata sangiorgese non ha sottoposto all'assemblea dei soci anche questo tema???
Forse perché non sa nemmeno che il prossimo 7 maggio si voterà alla Camera la proroga dell'Arera, che se fosse approvata, farà proseguire l'Autorità nel suo lavoro a favore dei gestori e non degli utenti?
Il Governo Gentiloni segue pedissequamente la linea del PD sull'apertura ai privati nella gestione dei servizi a rete e, guarda caso, la maggioranza dei sindaci soci di Alto Calore Servizi che ha votato a favore del Bilancio è del PD.
Tuttavia, ci sono anche diversi sindaci di altri partiti, in primis Ferruccio Capone e Pasquale Summonte, pronti a sostenere un’aggregazione con altri gestori, che, poi, è quello che si configura (secondo il loro punto di vista) come la migliore soluzione per salvare Alto Calore.
E la soluzione del molto onorevole pentastellato Sibilia e della consigliera sangiorgese regina dei selfie qual è???
Una raccolta di firme!
In altre regioni, vedi la Puglia, i parlamentari e i consiglieri regionali e comunali stanno lavorando da molto tempo fianco a fianco dei comitati per l'acqua pubblica e dei cittadini ed hanno ottenuto la realizzazione di un tavolo di lavoro presieduto dal Prof Lucarelli, massimo esperto di ripubblicizzazione in Italia.
Da questo tavolo è emersa anche una proposta concreta perfettamente realizzabile dal punto di vista tecnico e giuridico.
Qui, invece, si è preferito seguire la più facile e battuta strada dell'appariscente e scenografica firma dei deputati, opportunamente fotografata e spammata in rete, piuttosto che il lavoro sottotraccia di studio, informazione e sensibilizzazione sul tema della Ripubblicizzazione insieme ai comitati dell'acqua pubblica.
Ma che ci volete fare, tra poco ad Avellino ci saranno le elezioni e qualcuno ha bisogno di farsi pubblicità!

Scrivi anche tu ai deputati "NO alla proroga, fuori l'acqua da ARERA!"

Il Meetup Amici di Beppe Grillo di San Giorgio del Sannio accoglie l’invito del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ad una mobilitazione contro la proroga del mandato all'ARERA, Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ed esorta i Sanniti a scrivere un’email a tutti i deputati affinché si oppongano al Decreto Legge 30/2018 "Misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA)" con cui il Governo Gentiloni intende prorogare il mandato dell'ARERA. 
[il testo della email è scaricabile qui http://www.acquabenecomune.org/…/3703-2-3-4-maggio-scrivi-a…]
ARERA, infatti, e il Meetup lo ha sovente sottolineato anche negli ultimi tempi, ha agito SEMPRE ponendosi in contrasto con l’esito del referendum sull’acqua pubblica del 2011: ha fatto in modo che non venisse eliminata dalla tariffa la remunerazione del capitale investito reintroducendo i profitti garantiti per i gestori sotto la denominazione di “costo della risorsa finanziaria”; ha avallato l’esproprio di milioni di euro con l’addebito sulla bolletta dell'acqua di un “conguaglio ante 2012”, cosa che i Giudici di pace di Torino e La Spezia, nonché il Tribunale di La Spezia, hanno giudicato illegittima condannando l'azienda idrica locale a restituirlo agli utenti; ha praticamente sottratto ai Comuni rappresentati nelle Conferenze ATO locali, il diritto di stabilire una tariffa annuale dell’acqua trasparente, equa e giusta; ha dimostrato di non tutelare né il servizio idrico né gli utenti, ma solo gli interessi delle aziende che dovrebbe controllare ma dai finanziamenti delle quali dipende la sua stessa esistenza.
A ciò si devono aggiungere anche i pesantissimi compensi ai suoi 5 consiglieri, pari a quasi €1.400.000 l’anno pagato con le tariffe relative ai servizi gestiti.
Per questo motivo Elvira Santaniello, da anni impegnata per l’acqua pubblica, e tutti i cittadini attivi del Meetup sangiorgese, invitano la comunità sannita ad inviare nei prossimi giorni una email ai deputati, che si riuniranno in Commissione Speciale e in Aula alla Camera il 7 maggio prossimo con all'ordine del giorno l’approvazione del Decreto Legge 30/2018 , chiedendo che si facciano carico di presentare un emendamento soppressivo della norma che proroga il mandato del Collegio dell'ARERA e che si impegnino affinché venga fissato un incontro per argomentare il fondamento della richiesta di scioglimento di ARERA Settore Idrico ed il conseguente ritorno delle competenze al Ministero dell’Ambiente.
Questa richiesta si aggiunge a quella fatta specificatamente ai parlamentari del M5S, che l’acqua pubblica ce l’hanno nelle 5 stelle, al fine di creare nei tempi brevissimi tavoli di lavoro locali con esperti nella ripubblicizzazione dei servizi e a lavorare per imporre nei luoghi deputati il tema della gestione pubblica al 100%; a sostenere e a portare avanti il tema della gestione in house del servizio idrico per i piccoli comuni e per quelli che posseggono sorgenti sul proprio territorio; a portare in Parlamento la salvaguardia dei santuari dell’acqua irpini, sanniti e di tutto il sud Italia.
Ora più che mai è necessaria una radicale inversione di tendenza rispetto al modello attuale, che si potrà realizzare solo con la ripubblicizzazione del servizio idrico e con un nuovo sistema di finanziamento, basato non solo sulla tariffa, ma anche su finanza pubblica e fiscalità generale.

venerdì 20 aprile 2018

Gestione dell'acqua in house per i piccoli Comuni...perché nel Sannio non se ne parla?

E’ stato pubblicato oggi sul blog di Beppe Grillo un articolo che offre importantissimi spunti di riflessione sul concetto di acqua pubblica [http://www.beppegrillo.it/acqua-e-limone-la-battaglia-dell…/].
In questo articolo si fa riferimento al caso del Comune di Limone sul Garda il cui sindaco ha iniziato una battaglia contro Acque Bresciane per mantenere totalmente pubblica la gestione del servizio idrico.
Limone sul Garda, infatti, secondo l'articolo 64 del Collegato ambientale alla legge di stabilità, approvato a dicembre 2015 dal Parlamento ed entrato in vigore il 2 febbraio 2016, ha tutte le caratteristiche previste per la gestione in house: non solo ha meno di mille abitanti, ma si approvvigiona anche da fonti pregiate, sorgenti in parchi naturali o aree naturali protette, ed utilizza in maniera efficiente la risorsa tutelando il corpo idrico.
Nonostante ciò, una recente sentenza del Consiglio di Stato ha imposto al Comune il divieto di gestione del proprio acquedotto, per cui il Sindaco si è rifiutato di riconsegnare le chiavi dell’impianto ed ha immediatamente fatto riscorso.
Questa situazione paradossale mette davanti ai nostri occhi in maniera nuda e cruda il fatto che, nonostante la legge consenta la gestione in house quando un Comune ha specifiche caratteristiche, l’obiettivo del profitto è sempre più spesso predominante rispetto al concetto dell’acqua bene comune e fuori dal mercato, sancito dal voto di 27 milioni di italiani.
Praticamente, anche quando e dove la legge lo consente, il voto degli italiani viene calpestato!!!
Ebbene, ritengo che il caso di Limone debba essere un esempio ed uno sprone per il Sannio e per l’Irpinia, considerata la presenza in questi territori non solo di piccoli comuni montani ma anche di comuni che si approvvigionano a sorgenti di pregio.
Perché, dunque, non sfruttare le opportunità fornite dalla legge per ritornare ad una gestione totalmente pubblica?
La risposta pare scontata: la politica, quella del PD in particolare, che da anni ha dato vita a tutti i possibili appoggi normativi atti a favorire i privati per la gestione dei servizi (trasporti, rifiuti, e naturalmente acqua) pare essere uno dei peggiori deterrenti alla ripubblicizzazione!
Tuttavia, c’è un’altra domanda da porsi: perché in Irpinia e Sannio né ambientalisti né comitati né soprattutto il M5S, l’unica forza politica che ha l’acqua pubblica tra i temi fondanti, si sono interessati di questa opportunità fornita dalla legge che potrebbe creare un corto circuito all’interno delle attuali società di gestione del servizio idrico, in bilico tra fallimenti e fusioni???
In verità, sembra proprio che il tema della ripubblicizzazione faccia paura un po’ a tutti, da una parte a coloro che, ambientalisti, comitati, sindaci e amministratori in generale, probabilmente, non vogliono scontentare i propri politici di riferimento, dall’altra ai pentastellati eletti a tutti i livelli, probabilmente imbarazzati dal dover affrontare il tema della non proprio effettiva ripubblicizzazione del servizio idrico a Roma e a Torino.
Oggi, però, non è più tempo di cincischiare!
Le fonti presenti nella nostra terra hanno necessità immediata di essere tutelate, protette e gestite con società pubbliche al 100% in modo che l’acqua sia veramente vissuta come un diritto inalienabile di ognuno.
E adesso, stante il ruolo politico di preminenza assunto dal M5S , i tempi sono maturi per un’azione congiunta tra Parlamentari e territori che studi soluzioni compatibili per la gestione in house del servizio idrico nei Comuni aventi le caratteristiche previste dal Collegato ambientale e per la salvaguardia dei santuari dell’acqua irpini, sanniti e di tutto il sud Italia.
L’appello, dunque, è ai pentastellati eletti a tutti i livelli affinché, oltre a sottoscrivere l’impegno della donazione dei propri emolumenti per azioni di natura sociale, si assumano di fronte al popolo che li ha eletti la responsabilità di creare tavoli di lavoro per la ripubblicizzazione del servizio idrico in collaborazione sia con esperti giuristi che con i comitati locali.
Tra poche settimane si terrà l’assemblea dei Sindaci per l’approvazione del Bilancio di Alto Calore Servizi ma la situazione generale della società è già quasi completamente compromessa.
Siamo ormai ai titoli di coda, con i tentativi, peraltro miseramente falliti, di De Stefano per convincere i soci alla ricapitalizzazione da un lato e le azioni legali dei Comuni e le delibere per uscire dalla società dall’altro e nel mezzo l’incubo degli stipendi non pagati, dei pignoramenti e di un numero di lavoratori in esubero pari ad almeno 100 unità.
All’orizzonte, poi, c’è la prospettiva di una gara europea per l’affidamento del servizio, gara che la politica, nello specifico il PD e i partiti amici delle lobbies, assolutamente non vuole perché in questo modo non potrebbe più controllare la situazione. 
Ebbene, indipendentemente dal Bilancio, che secondo voci di corridoio dovrebbe comunque vedere la gestione corrente in attivo con il debito, invece, in continua e costante ascesa per effetto degli interessi, l’unica soluzione possibile per mantenere in vita ACS attualmente continua ad essere la fusione, in ottica acquedotto meridionale, con GESESA e Acquedotto Pugliese con il conseguente ingresso nella gestione di ACEA, figlia della grande multinazionale SUEZ.
Tutto ciò premesso, stante il fatto che sicuramente nei prossimi giorni sarà tutto un proliferare di comunicati dei partiti, dei movimenti, dei comitati con i quali tutti vorranno dire la loro, è necessario ribadire alcuni punti fermi: 
• Il referendum sull’acqua pubblica del 2011 non è stato rispettato perché l’allora partito di governo, il PD, doveva rendere conto alle lobbies sue sostenitrici e finanziatrici
• Il PD nazionale è senza ombra di dubbio il responsabile di aver approvato norme che facilitano l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi, acqua in primis, nonostante l’acqua sia un bene comune e quindi un diritto imprescindibile dell’individuo
• Il PD irpino e sannita è senza ombra di dubbio il responsabile dello sfacelo attuale di ACS, vissuto, considerato e percepito per decenni come un poltronificio
Oggi, però, la situazione profondamente cambiata, il PD è un partito in profonda crisi e ha perso le elezioni in maniera pesante, di contro il M5S, ovvero quella forza politica che ha l’acqua pubblica tra i suoi principi fondanti, ha ottenuto un risultato molto importante e potenzialmente può anche andare al governo del Paese.
E’ necessario, quindi, oggi più che mai, che il M5S irpino e sannita la smetta una volta e per sempre di parlare soltanto, di teorizzare e pontificare di acqua e di gestione pubblica e ci dimostri coi fatti quali sono le azioni concrete da portare avanti per la reale ripubblicizzazione del servizio idrico.
A questo proposito è importante ricordare che il Presidente della Camera Fico ha citato proprio la necessità di rispettare l’esito del referendum sull’acqua pubblica sin dal suo discorso di insediamento ma nessuno ad oggi ha ancora detto la verità sulla ripubblicizzazione a Torino e a Roma. E qual è questa verità? 
Che a Torino è stata sì approvata la delibera di trasformazione dell’azienda idrica “SMAT s.p.a.” (soggetto di diritto privato i cui azionisti sono istituzioni pubbliche) in azienda di diritto pubblico, ma i fatti ci dicono che a fronte del fatto che lo Statuto di Smat prevede che il 75% dell’azionariato si dichiari favorevole alla trasformazione, il Comune detiene solo il 64% delle azioni. La restante parte è in mano ad altri 290 comuni della cintura torinese riconducibili al Partito Democratico, e quindi scarsamente interessati a portare a buon fine l’operazione.
A Roma, invece, accade che ACEA, che è sotto il controllo per il 51% del Comune di Roma, attraverso la sua controllata ACEA ATO 2 gestisce il servizio idrico della capitale. Ebbene, anche se con la Sindaca Raggi si è avvertito un certo cambio di rotta sulla questione investimenti per la manutenzione delle reti e sul potenziamento degli impianti di depurazione, non si è mossa una foglia sulla questione della separazione tra ACEA e ACEA ATO2 e della ripubblicizzazione di ACEA ATO2. Anche se ACEA è al 51% del Comune, infatti, gli utili che Acea Ato 2 produce grazie al settore idrico, ottenuti con aumenti tariffari, non tornano ad Acea Ato 2 nella forma di investimenti ma come crediti, su cui la controllata Acea Ato 2 paga ad Acea interessi di mercato. Ciò vuol dire che Acea presta con l' interesse ad Acea Ato 2 i soldi che quest'ultima ha guadagnato. Quindi, a ben vedere, a Roma la gestione dell’acqua non è per niente pubblica, nonostante anche qui sia stata approvata la famosa delibera di indirizzo.
In conclusione, considerato che GESESA è una controllata di ACEA che a sua volta è una controllata di SUEZ , cosa intende fare la nuova e nutrita platea di parlamentari sanniti e irpini nella eventualità di una nuova società formata da ACS, GESESA e AQP?
Sono disponibili a creare nei tempi brevissimi tavoli di lavoro locali con esperti nella ripubblicizzazione dei servizi e a lavorare per imporre nei luoghi deputati il tema della gestione pubblica al 100%? 
Sono disponibili a sostenere e a portare avanti il tema della gestione in house del servizio idrico per i piccoli comuni e per quelli che posseggono sorgenti sul proprio territorio?
E soprattutto, sono disponibili a portare in Parlamento la salvaguardia dei santuari dell’acqua irpini, sanniti e di tutto il sud Italia?
Per queste domande la popolazione sannita non vuole più risposte in politichese o i soliti spot e le fotografie davanti ai tribunali né tanto meno vuole assemblee pubbliche dove ci si parla addosso e quando si esce tutto è uguale a prima!!!
Mettano, pertanto, la loro firma sotto questi impegni e accettino, in pieno spirito di partecipazione democratica, il monitoraggio della loro azione politica da parte dei cittadini: sia questa la loro sfida alla politica dei partiti che hanno calpestato e continuano a calpestare gli esiti del referendum del 2011.

Anche se viviamo a San Giorgio del Sannio l’esempio da seguire deve essere Parigi, dove dal 1 gennaio 2010 è stata tolta alle multinazionali Veolia e Suez la gestione della rete idrica, con un risparmio di 35 milioni di euro l’anno e una riduzione dell’8 per cento della bolletta dell’acqua. 
Certo il cammino è lungo e irto di difficoltà come lo è stato per tutte le città che hanno voluto la ripubblicizzazione, tuttavia è l’unica strada da percorrere per vedere riconosciuto il DIRITTO ALL’ACQUA!!!

Il degrado dell'ex Draghetto Park

Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da cittadini sangiorgesi indignati per le condizioni di estremo degrado in cui versa da molti mesi l’area ex Draghetto Park sita sul Viale Spinelli all’interno del Parco Urbano.
Ci siamo recati nella suddetta area in data 07/04/2018 ed abbiamo realizzato un video ed un dossier fotografico atti a descrivere lo stato dei luoghi.
La situazione che ci si è presentata allo sguardo è pressoché drammatica: materassi di gomma accantonati, cataste di legname marcito, scheletri di vecchi giochi, rotoli di moquette ammuffita, mattoni e materiale edile, monitor di videogames, sacchi neri e bianchi pieni di chissà cosa, ferraglia arrugginita 
Pare piuttosto evidente anche dalle foto che le condizioni igienico sanitarie dell’area siano alquanto carenti e che, verosimilmente, tutti i materiali ammuffiti e accatastati siano ricettacolo di ratti ed insetti di ogni genere.
Considerato che l’area è tornata nella disponibilità del Comune essendo scaduta la concessione (e stante anche il decesso dell'ex concessionario, il sig. Giovanni) e considerato che è inaccettabile che da mesi l’area nei progetti di codesta Amministrazione, pareva dovesse essere ridestinata a verde pubblico, versi in queste condizioni indecenti, abbiamo PROTOCOLLATO UN'ISTANZA chiedendo all' Amministrazione Comunale, all’ASL BN1, all’ ARPAC, al Prefetto di Benevento, di mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché l’area in oggetto venga quanto prima riportata allo stato originario, a tutela del decoro urbano, dell’igiene e salute pubblica nonché nel pieno rispetto delle norme vigenti relative ai materiali derivanti da demolizione.
Inoltre, abbiamo DIFFIDATO IL COMUNE a provvedere al ripristino dello stato dei luoghi con l’urgenza che il caso richiede.

In conclusione, una sottolineatura di carattere politico ed amministrativo: laddove l'Amministrazione Comunale è, diciamo così, distratta sulla questione del decoro urbano nel pieno centro del paese, NON ESISTE UN'OPPOSIZIONE ATTENTA E RISPETTOSA DEL VOTO POPOLARE CHE SIA CAPACE DI PORTARE ALL'INTERNO DELLE ISTITUZIONI LA VOCE DEL POPOLO!!!
ANCORA UNA VOLTA SOLO GLI ATTIVISTI DEL MEETUP AMICI DI BEPPE GRILLO RACCOLGONO LE ISTANZE DELLA GENTE E LE PORTANO AL COSPETTO DELL'AMMINISTRAZIONE.
PER NON PARLARE DELLA CONSIGLIERA PENTASTELLATA CHE VIVE COSì INTENSAMENTE LA REALTà DEL PAESE CHE L'HA ELETTA DA NON ACCORGERSI NEMMENO DI QUANTO ACCADE SUL VIALE PRINCIPALE!!!
Noi continueremo, come da anni facciamo, a stare in mezzo alla gente e a vivere quotidianamente il paese e a fare l'opposizione extraconsiliare, perché il nostro scopo è il bene comune, il bene della comunità.





LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...